Maria madre di Dio e lo Spirito Santo

Gli stessi testi sacri ci confermano che Maria mamma poi divenuta mamma di Gesu’.

Venne scelta dallo Spirito Santo,di cui invio l

-Arcangelo Gebriele,per chiedere se avesse acconsentito di procreare un figlio per mezzo dello Spirito Santo.

Quindi questa scelta tra tutte le donne di quel tempo, non e’ stata fatta a caso.

Ma oculata e scelta, come diremo ancora oggi nella preghiera dell’Ave Maria.

Perche’ “immacolata e piena di grazie”.

Certamente occorreva che venisse interpellata in prima persona.

Quale madre del figlio di Dio, quindi non una mamma come tante mamme.

Ma una mamma di cui oltre gli onori, doveva portare e sopportare dei pesi non indifferenti.

In considerazione che Dio, gia’ da’ dei doni speciali a coloro che si e’ scelto sin dal seno materno (effusione spontanee). In qualche altra circostanza vedremo cosa sono e a cosa consistono questi doni speciali per scelta di Dio e quindi donati per mezzo o tramide lo Spirito Santo.

Ritornando alla “Vergine Maria ” di cui anche Immacolata cioe’ senza alcun peccato originale.

Anche in questa identificazione del nome di “Immacolata Concezione”, occorre fare delle dovute spiegazioni, addentrarci al concepimento di Maria Santissima.

Perche’ fu’ concepita senza peccato?

Quando sappiamo benissimo che ogni parola consegnata da Dio ad ogni uomo, oppure a tutta l’ umanita’ rimane in eterno, e quindi non puo’ essere sostituita o cambiata da altri.

Ma solo ed esclusivamente da Dio stesso.

Lui (Dio) ha parola di vita eterna.

E quindi solo Lui, puo’ trasformarla.Considerazione differente da “cambiare” cioe’ Dio padre quando decide una sua azione o parola.

Non la cambia, perche’ tradirebbe la sua stessa natura di onniscenza e onnipresenza.

Quinfi puo’ solo trasformare quello che ha detto in precedenza.

Con un’ altra scelta, o un modo diverso che possa riportare un’ azione riparatrice, oppure in questo caso, un’ alleanza con l’uomo.

Di cui un tempo erano divisi a seguito del peccato originale, divuto ad Adamo ed Eva, escludendo la presenza del tentatore, chiamato anche oggi serpente antico.

Quimdi Dio, si sceglie Maria figlia di Gioacchino e Anna, di cui sappiamo che fossero ferventi conoscitori della legge di Mose’.

Maria, ragazza semplice di umili origini aveva scelto Giuseppe il falegname, come sposo.

Ma come diranno i testi sacri, non aveva avuto alcuna relazione di stare insieme a lui.

Come sappiamo ancora adesso, prima che un uomo prenda moglie o che non sia sposato.

Sia l’uomo che la donna, devono vivere separatamente.

Quindi ciascuno nella propria abitazione.Questo come principio augurale, di cui ancira oghi in uso e costume tra alcuni popoli ebraici.

Intanto Maria, meditata tutte queste cose, cioe’ che avrebbe partorito un bambino di cui si era gia’ scelto il nome di chiamarlo Gesu’ che tradotto dalla lingua aramaica significa “Salvatore” .

Colui che salva.

Anche il sogno di Giuseppe, il padre putativo di Gesu’, era impregnato di salvezza.Perche’ in quel sogno un’ Angelo gli aveva detto di andarsene dal villaggio Bethlem ( citta’ del pane).

Per fuggire al massacro che Erode, stava per attuare uccidendo tutti i nati in quel tempo.

Cosi come Gesu’.

Ma Giuseppe che era un uimo giusto e credeva al sogno, parti subito insieme a Maria; che porto in groppa ad un’asinello.Perche’ facessero molta strada, fino ad arrivare in una citta’ chiamata Nazaret.

Di cui Gesu’ acquisisce questa denominaziine anche sull’emblema della croce.

Cioe’ “Gesu’ il Nazareno”, in considerazione che in quel tempo anche altri avevono il nome come il suo.

Colui che salva.

Virtu’ Cardinali

Le virtù cardinali, denominate anche virtù umane principali, nella religione cristiana sono delle virtù morali che costituiscono i pilastri di una vita dedicata al bene, ovvero l’abito operativo che induce a vivere rettamente.

Lo Spirito Santo, questo sconosciuto

La pentecoste, era una festa ebraica, più precisamente: si ricorda l’Alleanza di Dio con il suo popolo sul Monte Sinai. Il cristianesimo la trasforma nella festa della discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli. (50 giorni dopo la Pasqua cristiana: la Risurrezione di Cristo). Ma chi è questo Spirito Santo? Terza persona della […]

Lo Spirito Santo, questo sconosciuto

VIRTU’ CARDINALI

Quattro virtù hanno funzione di « cardine ». Per questo sono dette « cardinali »; tutte le altre si raggruppano attorno ad esse. Sono: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. « Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza » (Sap 8,7). Sotto altri nomi, queste virtù sono lodate in molti passi della Scrittura.

1806 La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L’uomo « accorto controlla i suoi passi » (Prv 14,15). « Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera » (1 Pt 4,7). La prudenza è la « retta norma dell’azione », scrive san Tommaso82 sulla scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. È detta « auriga virtutum – cocchiere delle virtù »: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. È la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L’uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.

1807 La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. La giustizia verso Dio è chiamata « virtù di religione ». La giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune. L’uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri Sacri, si distingue per l’abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della propria condotta verso il prossimo. « Non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia » (Lv 19,15). « Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo » (Col 4,1).

1808 La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale. La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa. « Mia forza e mio canto è il Signore » (Sal 118,14). « Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo » (Gv 16,33).

1809 La temperanza è la virtù morale che modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell’onestà. La persona temperante orienta al bene i propri appetiti sensibili, conserva una sana discrezione, e non segue il proprio istinto e la propria forza assecondando i desideri del proprio cuore.83 La temperanza è spesso lodata nell’Antico Testamento: « Non seguire le passioni; poni un freno ai tuoi desideri » (Sir 18,30). Nel Nuovo Testamento è chiamata « moderazione » o « sobrietà ». Noi dobbiamo « vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo » (Tt 2,12).

« Vivere bene altro non è che amare Dio con tutto il proprio cuore, con tutta la propria anima, e con tutto il proprio agire. Gli si dà (con la temperanza) un amore totale che nessuna sventura può far vacillare (e questo mette in evidenza la fortezza), un amore che obbedisce a lui solo (e questa è la giustizia), che vigila al fine di discernere ogni cosa, nel timore di lasciarsi sorprendere dall’astuzia e dalla menzogna (e questa è la prudenza) ».84

Le virtù e la grazia

1810 Le virtù umane acquisite mediante l’educazione, mediante atti deliberati e una perseveranza sempre rinnovata nello sforzo, sono purificate ed elevate dalla grazia divina. Con l’aiuto di Dio forgiano il carattere e rendono spontanea la pratica del bene. L’uomo virtuoso è felice di praticare le virtù.

1811 Per l’uomo ferito dal peccato non è facile conservare l’equilibrio morale. Il dono della salvezza fattoci da Cristo ci dà la grazia necessaria per perseverare nella ricerca delle virtù. Ciascuno deve sempre implorare questa grazia di luce e di forza, ricorrere ai sacramenti, cooperare con lo Spirito Santo, seguire i suoi inviti ad amare il bene e a stare lontano dal male.

II. Le virtù teologali

1812 Le virtù umane si radicano nelle virtù teologali, le quali rendono le facoltà dell’uomo idonee alla partecipazione alla natura divina.85 Le virtù teologali, infatti, si riferiscono direttamente a Dio. Esse dispongono i cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità. Hanno come origine, causa ed oggetto Dio Uno e Trino.

1813 Le virtù teologali fondano, animano e caratterizzano l’agire morale del cristiano. Esse informano e vivificano tutte le virtù morali. Sono infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna. Sono il pegno della presenza e dell’azione dello Spirito Santo nelle facoltà dell’essere umano. 

Quattro virtù hanno funzione di « cardine ». Per questo sono dette « cardinali »; tutte le altre si raggruppano attorno ad esse. Sono: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. « Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza » (Sap 8,7). Sotto altri nomi, queste virtù sono lodate in molti passi della Scrittura.

1806 La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L’uomo « accorto controlla i suoi passi » (Prv 14,15). « Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera » (1 Pt 4,7). La prudenza è la « retta norma dell’azione », scrive san Tommaso82 sulla scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. È detta « auriga virtutum – cocchiere delle virtù »: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. È la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L’uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.

1807 La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. La giustizia verso Dio è chiamata « virtù di religione ». La giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune. L’uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri Sacri, si distingue per l’abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della propria condotta verso il prossimo. « Non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia » (Lv 19,15). « Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo » (Col 4,1).

1808 La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale. La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa. « Mia forza e mio canto è il Signore » (Sal 118,14). « Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo » (Gv 16,33).

1809 La temperanza è la virtù morale che modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell’onestà. La persona temperante orienta al bene i propri appetiti sensibili, conserva una sana discrezione, e non segue il proprio istinto e la propria forza assecondando i desideri del proprio cuore.83 La temperanza è spesso lodata nell’Antico Testamento: « Non seguire le passioni; poni un freno ai tuoi desideri » (Sir 18,30). Nel Nuovo Testamento è chiamata « moderazione » o « sobrietà ». Noi dobbiamo « vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo » (Tt 2,12).

« Vivere bene altro non è che amare Dio con tutto il proprio cuore, con tutta la propria anima, e con tutto il proprio agire. Gli si dà (con la temperanza) un amore totale che nessuna sventura può far vacillare (e questo mette in evidenza la fortezza), un amore che obbedisce a lui solo (e questa è la giustizia), che vigila al fine di discernere ogni cosa, nel timore di lasciarsi sorprendere dall’astuzia e dalla menzogna (e questa è la prudenza) ».84

Le virtù e la grazia

1810 Le virtù umane acquisite mediante l’educazione, mediante atti deliberati e una perseveranza sempre rinnovata nello sforzo, sono purificate ed elevate dalla grazia divina. Con l’aiuto di Dio forgiano il carattere e rendono spontanea la pratica del bene. L’uomo virtuoso è felice di praticare le virtù.

1811 Per l’uomo ferito dal peccato non è facile conservare l’equilibrio morale. Il dono della salvezza fattoci da Cristo ci dà la grazia necessaria per perseverare nella ricerca delle virtù. Ciascuno deve sempre implorare questa grazia di luce e di forza, ricorrere ai sacramenti, cooperare con lo Spirito Santo, seguire i suoi inviti ad amare il bene e a stare lontano dal male.

II.

1812 Le virtù umane si radicano nelle virtù teologali, le quali rendono le facoltà dell’uomo idonee alla partecipazione alla natura divina.85 Le virtù teologali, infatti, si riferiscono direttamente a Dio. Esse dispongono i cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità. Hanno come origine, causa ed oggetto Dio Uno e Trino.

1813 Le virtù teologali fondano, animano e caratterizzano l’agire morale del cristiano. Esse informano e vivificano tutte le virtù morali. Sono infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna. Sono il pegno della presenza e dell’azione dello Spirito Santo nelle facoltà dell’essere umano. 

Tratto dal libro, VIRTU TEOLOCALI E CARDINALI di Papà Francesco

Virtu’ Teologali

le Virtu’ Teologali sono dei doni speciali che vengono consegnati direttamente da Dio. Fede, Speranza, Carita‘…vengono consegnati singolarmente a persone prescelte.Ma queste Virtu‘ sono complementari, cioe’ sia la Carità, la Fede e la Speranza sono collegati uno con l’altra. Quindi chi ha la Fede, puo’ anche avere la Speranza e la Carita. Ritengo che la […]

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Respiro di Dio, 2 parte!

Eravamo partiti da qui, come noi comprendiamo la parola Spirito Santo? Vedi 29 gennaio! Continuiamo con… Come opera lo Spirito Santo dentro di noi (spoiler della risposta!) e nel mondo. Inutile dire che leggersi il Catechismo della Chiesa cattolica, nelle parti relative allo Spirito Santo, risponde più che esaurientemente alla domanda… Valgono la lettura e […]

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